16 gen 2022
ARTE
La musica, la pittura, il pianoforte, i quadri, le fotografie...
Le mie preferenze, i miei gusti, i miei ricordi
N. Rockwell - Shuffleton’s Barbershop (1950)

1. ARTE E GUSTO

2. IL PAPA' E LA MAMMA E I LORO... LUSSI
La mia infanzia è trascorsa felice e serena a Rovereto, ridente cittadina adagiata sulle rive dell’Adige nel grembo della Valle Lagarina, tra le cime inuguali e familiari dei monti Finonchio e Pasubio ad oriente, e la catena dello Stivo-Cornetto-Bondone ad occidente.

Il papà e la mamma, professori in lettere, di quelli che (anche allora poteva succedere...) avevano scelto l’insegnamento come missione. Professori di quelli che dedicavano e ripartivano il loro tempo e le loro energie tra la scuola (l’insegnamento, la didattica, gli allievi adottati come figli per un intero ciclo scolastico) e la famiglia (gli affetti, i veri figli, i parenti).

E vorrei qui ricordare e testimoniare quante energie e quanto tempo i miei genitori hanno dedicato 'alla scuola', anche quando erano 'a casa': perché sia la mamma che il papà non solo si preparavano sempre le lezioni per i giorni successivi e correggevano scrupolosamente i compiti in classe (non si limitavano a mettere un 'visto' o un 'voto' in calce ai temi e alle prove) ma preparavano anche dei grandi cartelloni da appendere nelle loro classi, con schemi, scritte e illustrazioni per aiutare i loro allievi a fissare meglio la successione degli eventi e i concetti fondamentali; per le illustrazioni ricorrevano a riviste illustrate o a libri di testo adottati negli anni precedenti, e io stavo a guardarli, estasiato spettatore, in quelle loro operazioni di cut and paste ante litteram mentre con precise sforbiciate ritagliavano le immagini e le incollavano sui cartelloni usando la "colla midina".

Giuseppe Dalbosco (1910-2009) e Flavia Finotti (1920-2000), entrambi roveretani, si erano sposati durante la Guerra, nel settembre del 1942 (che coraggio!) e avevano preso in affitto un appartamento al terzo piano di un modesto, popolare e popoloso condominio pomposamente battezzato, nel nostro lessico famigliare, come Casa Viola non per il suo colore (all’epoca, di un giallo paglierino tendente all’arancione) ma per via del cognome della proprietaria, la Signora Viola.
In quell’appartamento, che diventava sempre più piccolo man mano che cresceva il numero dei figli (Giovanna nel ’43, poi io tre anni dopo, Lucia nel ’52 e infine Marco nel ’58) – in quella casa, popolare sì ma dotata di un grande e popoloso cortile (teatro dei nostri giochi) e persino di un bel giardino (riservato alla padrona di casa, ma frequente meta delle nostre incursioni), ho trascorso l’infanzia e la prima giovinezza, circondato dalle attenzioni e dall’affetto dei miei familiari.

Flavia e Giuseppe non erano ricchi, non avevano case di proprietà (sarebbero vissuti sempre in affitto) e non avevano da parte consistenti risparmi; ma si concedevano alcuni... lussi: non mancavano mai i giornali, i dizionari, le enciclopedie e i libri (di poesia, letteratura, saggistica, arti figurative, musica), e altri più 'moderni' (eravamo agli inizi degli anni ’50) strumenti di cultura: il proiettore di diapositive (che mise in pensione l'antica Lanterna Magica), il giradischi che pensionò il Grammofono, e poi la radio a modulazione di frequenza per ascoltare senza fruscii i concerti del Terzo Programma, e il magnetofono...

I miei genitori a Serrada nell'estate 1992

Sì, questi erano i soli lussi che si concessero: lussi culturali - per se stessi, ma soprattutto per noi figli.


3. REMINISCENZE E RICORDI

Credo di essere stato un bambino molto fortunato: della mia infanzia ho ricordi vaghi ma piacevoli, legati soprattutto a momenti sereni e a sensazioni gratificanti.

Ed ecco alcuni oggetti strettamente legati a quelle piacevoli sensazioni - che hanno avuto parte rilevante nel determinare il mio carattere - e i miei orientamenti, le mie inclinazioni, le mie preferenze anche nel campo (nei campi) dell'arte.

Il Pianoforte di Famiglia
Di tutti gli strumenti, quello che mi parlò per primo di melodie, di armonie, di ritmo, di musica è stato il 'Pianoforte di famiglia' che il papà spesso suonava quando andavamo a trovare la zia Bice e la zia Noemi nel loro grande appartamento di via Cavour in 'casa Azzolini'; quel glorioso pianoforte acquistato dai suoi genitori nei primi anni del 1900 - un lusso che [anche] loro si concesero per amore della musica e dei figli; quel nobile strumento che seguì la famiglia del papà a Schwarz, in Tirolo, nell'esilio forzato durante la Grande Guerra, dal '15 al '18, e sul quale il papà imparò a suonare sotto la guida della gentile Maestra Weber (leggi i suggestivi passi estratti dai ricordi del papà in Il nonno Pino e il pianoforte).
Le prime musiche che mi hanno colpito e affascinato sono uscite da quello strumento, animato dalle agili dita del papà: le tornite sonate di Clementi, i frizzanti 'primi tempi' delle sonate di Mozart, i finali di quelle di Beethoven mi mettevano l'allegria in corpo (quante volte gli ho chiesto di suonare ancora iol primo tempo della K300?); ma mi piacevano anche alcuni tempi più 'tranquilli', qualche brano lento, sereno come l'andante della sonata in sol di Mozart, o romantico come il Chiaro di luna (naturalmente quello di Beethoven) o il secondo tempo della Patetica, magari anche malinconico come il Vecchio Castello di Mussorgsky.
I miei primi ricordi risalgono ai primissimi anni '50, quando il Pianoforte di Famiglia era ancora quello delle zie... perché poi, qualche anno più tardi, nel Natale del 1954 - avevo appena compiuto gli otto anni - arrivò nella nostra Famiglia, nella nostra casa, grande e inaspettato regalo di Natale, un nuovo Pianoforte tutto per noi, per noi figli e per il papà - ed è stato su questo nuovo Pianoforte di Famiglia che imparammo a suonare io e (qualche anno più tardi) mio fratello Marco; e su questo pianoforte ha continuato a suonare il mio papà, mentre io continuavo ad ascoltarlo e a chiedergli il bis.
Oh la magìa di sentir e veder suonare uno strumento dal vivo!... avvertivo allora, e oggi lo comprendo ancor meglio, che le dita del papà non erano soltanto agili, non trasmettevano solo suoni, ma qualcosa di più sottile: la sensibilità, l'amore per la bellezza e per la ricchezza nascosta in quelle pagine - ricchezza che bisognava prima scoprire per poi far rivivere e rivelare trasformandola in suoni.

Il Grammofono
Meraviglia della meccanica e dell'acustica di inizio secolo, il 'Grammofono di famiglia' era una fonte inesauribile (e rinnovabile!) di musica, di qualsiasi musica: bastava aprire la sua elegante cassa rivestita di tela azzurra, 'mettere su' un qualsiasi disco, innestare una nuova puntina (erano tante, pigiate in una scatoletta come fossero state dei catecù!, girare con decisione la monevella e, come per incanto, la musica usciva viva e frusciante dalla sua valva superiore...
Quante volte ci avrà fatto ridere con "Lo chiamavan bombolo" o "Tutto va ben madama la Marchesa!" (a richiesta di tutti) - quante volte avrà intonato "O luna rossa" e "C'eravamo tanto amati" (su esplicita richiesta del pubblico femminile) oppure la "Sinfonia del Guglielmo Tell" (incisa su ben due dischi fronte/retro), l'Overture dei Vespri Siciliani... a richiesta di uno stretto manipolo di amanti del classico (tra i quali il sottoscritto)!?

La Radio
Agli inizi degli anni '50, e anche nei decenni successivi, un'altra insostituibile fonte di musica e cultura è stata la radio, e in primo luogo la RAI, Radio Audizioni Italia, con la sua punta di diamante culturale: il "Terzo Programma", nato proprio nel 1950.
I primi concerti, magari anche in 'diretta', li ho sentiti con il papà per radio - un vecchia radio un po' disturbata... non tanto dai fruscii tipici del Grammofono (prodotti dalla puntina sui solchi dei dischi di gommalacca logorati dall'uso) quanto dalle frequenti scariche elettriche le scintille di un'interruttore, il motorino di avviamento di un'automobile - magari proprio nel bel mezzo di un adagio altrimenti ricco di pathos; una vecchia radio AM (a Onde Medie), la nostra, che qualche anno più tardi venne rimpiazzata dalla più moderna radio a Modulazione di Frequenza, con piena soddisfazione degli amanti della buona musica.

Il Corriere dei Piccoli
Pianoforte, Grammofono e Radio furono la mia prima Musica. Ma c'era anche qualche assaggio di Arti figurative e di Letteratura, e in questi campi 'galeotto' fu niente-popo-dimeno-che il Corriere dei Piccoli.
Comunemente noto come 'Il Corrierino [dei piccoli]', questo storico settimanale - che esordì come supplemento del Corriere della Sera nel dicembre del 1908 "fu ideato dalla giornalista Paola Lombroso Carrara con intenti pedagogici, ponendosi come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani in maniera adatta all'età, alternando alle 'storie illustrate a colori' articoli di divulgazione scientifica, di letteratura, racconti e narrativa di buona qualità" [da WikipediA] e mantenne, a mio modesto avviso, le sue promesse (seppur con qualche cedimento alla 'politica' soprattutto nel corso del trentennio).
Per me - bambino fortunato - il Corrierino significava soprattutto guardare le figure, cioè le vivaci, spiritose e spesso splendide vignette a colori (otto per ogni pagina) che illustravano le tre o quattro pagine dedicate alle altrettanto godibili storie del Signor Bonaventura, di Bibì e Bibò, di Alibella... e firmate da artisti come Sergio Tofano, Grazia Nidasio, Gino Baldo ed altri ancora. Ma dopo aver guardato per bene tutte le figure dulle grandi pagine a colori, e tutte le altre tavole e disegni a colori o in bianco e nero, passavo alla fase di lettura che soprattutto in tempi prescolari era fatta dal papà - che riusciva a trasformare la semplice lettura in una vera e propria divertente e gustosa rappresentazione teatrale: e i martellanti versi ottonari ( QUÍco MÍNcia L'ÁVven ra ) diventavano ancor più frizzanti di umorismo comicità ironia, mostravano e dipanavano le loro stranezze sintattiche "che dell'albero nel folto / va di mele a far raccolto" - divertiti e divertenti contorcimenti per far tornare i versi facendo il verso a classici versi.
Di quelle storie, di quelle illustrazioni, di quei versi, del Corrierino e soprattutto di quelle amabili letture del papà mi è rimasto un ricordo indelebile e prezioso.

Il Quadro di Spadini
Un bambino e una bambina, senz'altro due fratellini, in un momento di riflessione, di pausa durante un gioco con la palla. Il quadro di Spadini (naturalmente si tratta di una riproduzione incorniciata) faceva bella mostra di sè nel vasto corridoio del grande appartamento nel quale la famiglia Dalbosco aveva traslocato in seguito alla nascita del Marco, il quarto figlio.
E non è un caso che questo quadro, bello seppur non 'famosissimo', fosse di un certo Armando Spadini, un valido pittore vissuto a cavallo del '900 (Firenze 1883, Roma 1925) e definito da De Chirico "questo Renoir d'Italia", i cui modelli preferiti erano "la moglie e i figli... [in] una specie di Sacra famiglia nei più diversi ed umani atteggiamenti in tutte le ore, in tutte le luci" [Cipriano Efisio Oppo, 1918].
Una scelta particolare, quella dei miei genitori, dettata soprattutto dal loro amore per la famiglia, per i figli, per la vita in famiglia - ma anche per le cose 'belle', che non sono necessariamente le più 'vistose' o le più 'famose'.
Ma oltre ai "Bimbi all'aria aperta" di Spadini, altre immagini di opere d'arte, guardate con il papà sui suoi libri di arte o ammirate nelle vetrine dei corniciai di Rovereto o nelle mostre d'arte, attiravano l'attenzione e colpivano la mia immaginazione...

La Chiesetta delle Grazie
A due passi dalla nostra prima abitazione al n° 3 di via Antonio Cesari c'era la Chiesetta di Santa Maria delle Grazie, dove noi bambini andavamo spesso a sentir messa la domenica, e a recitare il 'fioretto' nelle dolci sere del mese di maggio. Nome omen, la chiesetta era veramente un piccolo gioiello ricco di grazie barocche, di un barocco sobrio e raffinato, più vicino alla 'spirito' della nostra gente di quello del barocco glorioso e trionfante (o magari tronfio) - il papà la considerava una piccola opera d'arte e ne lodava l'aspetto esterno (l'ariosa facciata e la grande e originale cupola a campanella rovesciata con la sua bella lanterna come calice) e quello interno, le aggraziate proporzioni, gli intarsi marmorei della pavimentazione e la fattura degli altari; ma il pezzo più pregiato era la cancellata posta all'inizio del presbiterio, una trina in ferro battuto che si inseriva con naturalezza nell'architettura, che separava ma non divideva: una leggera trama, un cesello di vezzi floreali, un intreccio spontaneo, vario ma perfettamente equilibrato di tralci e di valve, opera raffinata di un abilissimo artigiano che era riuscito a cesellare quel velo trattando il freddo e nero ferro come fosse metallo prezioso.

Santa Caterina e San Marco
Della chiesa Santa Caterina, la nostra parrocchia, mi piacevano gli altari barocchi, d'un legno un po' scuro ma rassicurante, come le voci dei frati cappuccini che sentivamo cantare - invisibili - nel coro dietro l'altar maggiore: un canto severo, il gregoriano, all'unisono, compatto e 'solidale', che ci riportava indietro nei secoli e risonava nell'unica grande e spoglia navata; e guardavo anche due delle grandi pale: con ammirazione la grande pala di Giuseppe Craffonara, pittore ottocentesco nato ad Arco, ispirata a un dolce stile cinquecentesco, e con una certa timorosa reverenza quella dell'altare di sinistra, con un San Gerolamo tra le rocce, su sfondo scuro scuro, che parlava con un teschio con gli occhi rivolti al cielo.

Di San Marco, la chiesa arcipretale di Rovereto, mi colpivano i grandi altari barocchi, in pietra lucida, con le colonne tortili, la grande alta volta decorata di stucchi come una torta dell'Andreatta (grande indimenticato pasticciere roveretano), il coro in legno - ma soprattutto il monumentale organo posto all'inizio dell'unica grande navata, sovrastato, o meglio circondato, da un vasto dipinto raffigurante la processione in onore della Madonna che nell'agosto del 1703 salvò Rovereto dalla distruzione delle truppe francesi - e il fatto miracoloso lo si vedeva ben raffigurato sull'affresco, che mostrava le fiamme e il fumo che si levava dai paesini sparsi sulle falde del Biaena e dello Stivo: di lì erano passate le truppe del generale Vendôme (questo fatto del miracolo mi ha sempre fatto pensare, e riflettere su come l'avranno presa gli abitanti di quei paesi: non certo come un miracolo!).


4. LA "SIGNORINA ROSSI"
Ho raccontato più sopra quali furono le scintille che accesero in me la passione per la musica: il Pianoforte di famiglia suonato dal papà, il Grammofono delle zie, i concerti trasmessi dalla Radio... Ma come si manifestava questa passione? Per quel che posso ricordare: dall'interesse con cui ascoltavo ('stavo ad ascoltare'); con la richiesta di 'bis' ("suonala ancora, Sam"!) al papà quando un pezzo mi entusiasmava particolarmente (p.es. il Presto della prima sonata di Beethoven); e, soprattutto, con i movimenti spontanei e ritmici delle braccia come per dirigere un'immaginaria orchestra mentre ascoltavo un pezzo pianistico o orchestrale che fosse.

Non ricordo esattamente come fu, fatto sta che verso gli otto anni fui iniziato all'arte di Euterpe dalla Prof.ssa Rossi. Anima sensibilissima, la mia prima ed unica Maestra di Pianoforte era figlia d'arte: suo padre, il M° Roberto Rossi (Reggio Emilia 1876, Rovereto 1957) uomo dalla forte personalità, musicista pianista compositore direttore d'orchestra, era stato, nel periodo tra le due guerre, animatore culturale, promotore di iniziative e di concerti e Direttore della Civica Scuola Musicale di Rovereto - io lo ricordo bene, mi faceva una certa soggezione e mi appariva, nei modi decisi e perentori, molto simile ad Arturo Toscanini.

Ebbene la mia Maestra, sua figlia, quella che tutti chiamavamo "la Signorina Rossi", aveva un carattere un aspetto una voce e un portamento esattamente opposti; e appariva, anche a una prima impressione, esile e gentile, paziente, premurosa e estremamente sensibile; li accomunava però la stessa forte passione per la musica e una grande attitudine all'insegnamento.

Fin dalle prime lezioni si stabilì, tra lei e me, una particolare sintonia umana e musicale, e così si decise di iscrivermi ai corsi di Pianoforte della Civica Scuola Musicale "Riccardo Zandonai" (benemerita e storica istituzione del Comune di Rovereto) - le lezioni si tenevano nel pomeriggio, due volte alla settimana presso la bella sede del 'Liceo Musicale', in uno degli austeri palazzi settecenteschi ordinatamente allineati lungo il Corso Bettini, e poco distante dall'attuale edificio del MART, il Museo d'Arte Moderna di Rovereto.

Sotto la guida della Signorina Rossi frequentai con profitto il Liceo Musicale per una decina di anni: con profitto e con soddisfazione dell'insegnante e mia. E la misura dei progressi compiuti in quei due lustri la si può avere scorrendo l'elenco dei brani musicali che ho suonato, anno dopo anno, nei Saggi che si tenevano, verso i primi di giugno, di fronte a un folto pubblico di parenti, amici d frequentatori di concerti che gremivano la grande Sala Comunale dei Concerti in Corso Rosmini.

Elenco dei brani che ho suonato ai Saggi di fine anno


Cara Signorina Rossi,

La ricordo e La ricorderò sempre con affetto e riconoscenza per le sue lezioni, per i suoi insegnamenti, per avermi fatto intuire quanta ricchezza e profondità si possa celare dietro le bianche pagine degli spartiti musicali, e quanta bellezza possa essere fatta risuonare e rivivere interpretando quelle pagine e quelle note; e le sono riconoscente per l'intelligenza e la saggezza con cui ha scelto i brani per i Saggi di fine anno, individuando sempre quelli più adatti alle mie capacità tecniche e interpretative, dalla dolcissima Ninna Nanna di Gretchaninoff (che ho ancora nel cuore per la sua magica semplicità) fino alle misteriose risonanze e ai cristallini palpiti della Cattedrale sommersa e dei Giardini sotto la pioggia.
E grazie anche per la sua pazienza, per la sua perseveranza nell'aiutarmi a ricercare il fraseggio e le dinamiche più appropriate, il suono e il 'tocco' più adatti allo stile e al carattere dei brani da interpretare... Non erano solo lezioni di pianoforte, le sue: erano lezioni di musica, di sensibilità e di stile
Il suo allievo preferito



5. MUSICA... PIANOFORTE, SAGGI, CONCERTI, DISCHI

Per quanto riguarda i miei gusti musicali, le mie preferenze sono rivolte soprattutto alla musica così detta 'classica' o 'seria'. Ho scritto 'musica classica, musica seria', con la clausola 'così detta', 'giusto per capirsi'... anche se riconosco che è pericoloso, oltre che impossibile, definire precise categorie musicali separate da steccati o cortine di ferro.

Mentre scrivo è terminato da poco il Festival di San Remo 2022 che, mi dicono, ha avuto un'enorme risonanza mediatica [lo dicono i media] e ha riscosso uno straordinario successo [idem] di pubblico e [forse] di critica, ha sfondato tutti i precedenti record di ascolto e ha invaso tutti i talk show, perfino quelli della concorrenza.
Se per caso vi interessasse sapere quello che ne penso, dal punto di vista strettamente musicale e non solo, potrei ripetere la celebre frase capolavoro di Fantozzi sul capolavoro di Ėjzenštejn - ma in quel caso si trattava di capolavori...

Schubert ha scritto anche musica leggera; non tutto dei festival è da buttare; amo Modugno, De Andrè, Dalla...

Detto e chiarito ciò, ci tengo però a precisare che non covo nessun pregiudizio nei confronti del Festival di San Remo e tanto meno della musica 'leggera' (altro termine 'vago' ma espressivo) antica e moderna, tant'è vero che, sin da bambino, la ho ascoltata e canterellata spesso e volentieri: come non potevo farmi conquistare dai "C'eravamo tanto amati..." del Grammofono della zia Noemi o dai "Vecchi scarponi" dei Festival Anni '50? e come dimenticare la folata di freschezza e di emozione che suscitò in tutti, anche in me che lo ascoltai in diretta, il Volare nel blu dipinto di blu che irruppe nel mondo della musica leggera nel lontano 1958? tutti, a quel tempo, ne fummo colpiti: era il colpo di cannone, caricato a salve con i fiori della Riviera, che inaugurò la stagione dei cantautori e un nuovo modo di fare musica. E devo anche aggiungere che mi piace ascoltare anche altra musica 'non classica', per esempio buon jazz ('buon', s'intende, per me: cioè non troppo freddo), oppure le operette (a volte al confine con la musica 'seria'), la musica folk, gli esperimenti di musica elettronica (che nasceva e prosperava anche a Padova negli anni '70), e la musica da film...

Però, se dovessi portare su un'isola deserta o Schubert o i Beatles, io non avrei dubbi.

 ♥ PEZZI PER PIANOFORTE

PAGINE INCISE NELLA MIA MEMORIA

In questo primo elenco riporto i brani nusicali che più mi hanno colpito quando ascoltavo suonare il mio papà sul pianoforte di famiglia e poi gli chiedevo "suona ancora, papà!" - questi ricordi risalgono agli anni '50, quando ancora
  • il 1° tempo della Sonata K330 di Mozart: il più bello in assoluto, gioioso, dinamico, forte e gentile, con uno sviluppo vero e proprio, emozionante
  • il 2° tempo, ancora della K330: un Andante cantabile ricco di fascino e mistero, soprattutto negli episodi entrali in minore
  • il 3° tempo della Prima Sonata di Beethoven: un Prestissimovigoroso e pieno di sorprese... suonalo ancora!
  • tutta la Sonata Patetica, e soprattutto il primo tempo: anche se Beethoven non lo trovavo così gioioso come Mozart, mi colpiva però la sua forza e la sua varietà, con quell'introduzione così soprendente: i potenti accordi (quasi tuoni), i recitativi che sfociano nello scatenato Molto allegro...
  • la Sonata Al chiaro di luna: anche in questa era il primo tempo che mi attirava perché, pur essendo un brano molto lento e molto lungo (il mio io bambino preferiva di gran lunga i tempi... movimentati) era diverso da tutte le altre musiche, così costante nell'incedere, ma per niente noioso, a cominciare con quel singhiozzo sommesso della nota puntata alla melodia (forse un bagliore del riflesso, penso oggi) sopra il tranquillo ritmico ondeggiare delle terzine
  • lo studio Op.46 n° 7 di Heller: questo sì che era ritmo, ritmo indiavolato, con quegli scatti continui, quelle rincorse, quei su e giù per ripide scalette, e i tonfi degli accordi... come erano agili le dita del mio papà che si arrampicavano sempre più su, fino ai cantini del pianoforte per poi franare con altrettanta rapidità trascinandoci sempre più in basso!
  • ma ecco un quadro triste e sconsolato, il Vecchio castello di Musorgskij: un altro brano lungo e lento MA bello, un po' come il Chiaro di luna, un paesaggio grigio, con sottili sfumature (le ripetizioni con leggere variazioni) sopra il quale si leva un puro canto, che poi s'inalza, sale ancora... si spegne
  • e ci sarebbero ancora altri brani che potrei citare come veri e propri 'ricordi' (l'Inno di mameli, Il piccolo montanaro - dolce e cara 'musica leggera', qualche romanza dalle opere di Verdi, delle Sonatine di Clementi, qualche assaggio di Chopin...) e altri ancora che ora non ricordo: brani che comunque si sono incisi nella mia mente vi hanno lasciavato una traccia profonda - per le note suonate e per come quelle note erano suonate: perché quelle erano, sono state, le mie prime lezioni di musica

LE PIU' BELLE PAGINE SUONABILI E NON...

Inutile dirlo, o meglio ripeterlo: qui il punto di vista è ancora soggettivo, e quindi molto opinabile.
LE PIU' BELLE stando alle mie conoscenze attuali e al mio modesto giudizio;
SUONABILI E NON... considerando le mie capacità tecniche - le quali si sono fermate (salvo qualche marginale progresso dovuto più 'alla testa' che 'alle dita') alla soglia dell'esame di Ottavo Corso (e sottolineo SOGLIA perché quell'esame non ho mai avuto il tempo e l'occasione di prepararlo seriamente e quindi di sostenerlo) e senza tener conto delle mie capacità interpretative.
Avvertenza 1: di tutto lo splendido panorama che ho avuto occasione di esplorare - suonando o ascoltando - cercherò di segnalare solo le cime che mi sono rimaste più impresse e alle quali, per vari motivi, sono più affezionato.
Avvertenza 2: in rosso scuro ho evidenziato le pagine che NON... mi azzardo a suonare (se c'è qualcuno nei dintorni)
  • BACH - il Profeta che ha annunziato la Musica, un riferimento costante, amato e venerato
    - Invenzioni a due voci : semplicemente splendide, e quasi tutte suonabili; amo soprattutto i n. 9,13,14
    - Suite francesi : difficili, suono però volentieri i deliziosi Minuetti e le fascinose Sarabande
    - Suite inglesi : difficili, amo la II, suono la Sarabanda e le Bourre e studio periodicamente lo splendido Preludio
    - Concerto nello stile italiano: adoro l'Andante molto espressivo, tecnicamente accessibile, ma difficile da interpretare
    - Clavicambale ben temperato: la Bibbia di ogni pianista o suonatore di pianoforte; i 96 brani che lo compongono (48 Preludi e 48 Fughe), sono tutti così perfetti così diversi così vari e così pieni di musica, che non ha senso citarne solo alcuni... ; e allora sentiamoli tutti, magari suonati da più interpreti, e suoniamoli (o tentiamo di suonarli) tutti, e approfondiamo la loro conoscenza leggendo le utili analisi di Barban o di Keller
  • BACH-BUSONI - Trascrizione per pianoforte, mirabile e godibile!
    - Ciaccona in Re minore dalla 4^ Sonata per Violino solo
  • BALDASSEARRE GALUPPI - deliziosa sonatina che ho scoperto su Youtube nell'interpretazione di Arturo Benedetti Michelangeli (ma solo lui sa renderlo così 'deliziosa'...)
    - Sonata No. 5
  • CHOPIN - un Compositore (un Artista) che ho amato profondamente fin da bambino e che considero la 'vera' voce del Pianoforte: Bach lo potete suonare con qualsiasi strumento o tastiera, per Chopin dovete avere un pianoforte a coda...
    - Valzer op. 69 n. 2*: il mio primo Chopin, presentato al Saggio del IV corso, 'grazia e sentimento'
    - Notturno op. 9 n. 2 : il mio secondo Chopin, al Saggio del V corso, 'quanto cantabile (sempre bello nonostante tutto)'
    - Notturno in Mi minore op. 72012°°°: --- opera postuma --- il mio terzo Chopin, il mio preferito tra i brani di Chopin presentati ai Saggi'; composto da Chopin a soli diciassette anni (la stessa età che avevo io quando lo suonai al Saggio) è meno noto ma non meno bello ed emozionante, con la calda voce del violoncello al basso che accompagna le perorazioni e i ripensamenti della voce alta che poi sale, con deliziosi trilli e volatine fino al fortissimo, per spegnersi infine a poco a poco, dolcemente rassegnata.
    - [0]Notturni op. 27 n. 1 e 2°°°: tra tutti i Notturni scelgo questi due(il primo per quel basso meraviglioso dal quale si eleva un puro canto, il secondo per l'estrema mobilità
    - [*]Ballata n. 4 in Fa min Op. 52[*]: quanto estro nelle Ballate, in questi 'poemi' uno diverso dall'altro! la quarta la preferisco per il suo incipit e il suo incedere pensoso, per i suoi improvvisi sussulti, i suoi ondeggiamenti, e il suo precipitato finale
    - [2]Fantasie-Impromptu op. 66 ***: dopo un accordo perentorio, ti trascina in un vorticoso movimento, poi ristagna e lascia spazio a un canto disteso... (una pagina che dà molta soddisfazione all'esecutore, soprattutto nella parte centrale)
    - [3]Studi op. 10 e op. 25-o-__: ascoltandoli , chi direbbe che sono degli Studi? la varietà e la perfezione di questi 24 pezzi è avvicinabile a quella dei Preludi e Fughe del Clavicembalo ben temperato di Bach - e non ci si stancherebbe mai di ascoltarli, magari eseguiti da diversi interpreti (perfino da Glenn Gould se mai avesse osato registrarli, ed è un vero peccato che non l'abbia mai fatto).
    I miei preferiti: Op. 10 n.1 (il dominio della tastiera), n.3 (melodia unica!), n.6 (pensoso), n.9 (agitato), n.12 (estro, passione e volontà); Op. 25 n.1 (melodia luccicante su dolci ondeggiamenti), n.2 (mormorio giocoso e virtuoso), n.5 (racchiude una delle più belle melodie di Chopin), n.6 (un brivido sulla tastiera), n.7 (una preghiera, una supplica, una perorazione), n.11 (un incredibile ricamo nella voce alta fa da contrappunto ai pesanti eroici accordi del basso), n.12 (una inesorabile ventata finale)
    - Preludi op.28°°°: il mio primo Chopin, presentato al Saggio del IV corso, 'grazia e sentimento'
  • AUTORE -
    - Titolo :
  • AUTORE -
    - Titolo :
  • AUTORE -
    - Titolo :
  • AUTORE -
    - Titolo :
  • AUTORE -
    - Titolo : Ecco un primo elenco di pagine che suono volentieri e che riesco

    quasi quasi
    più d'uno... - termine generico che però mantiene ancora, a mio avviso, un suo profondo significato: mentre scrivo questi appunti è appena terminato il Festival di San Remo del 2022 che, mi dicono, ha avuto un'enorme risonanza mediatica e ha riscosso uno straordinario successo di pubblico, di critica e di audience. 😩
    • Uno
    • due
    • Tre e così via
     ♥ MUSICA DA CAMERA

    PAGINE INCISE NELLA MIA MEMORIA

    In questo primo elenco riporto i brani nusicali che più mi hanno colpito quando ascoltavo suonare il mio papà e poi gli chiedevo "papà suona ancora!"

    I will display 😢


6. PITTURA... QUADRI, INCISIONI, DISEGNI
La mia passione per i modelli 3D è cominciata molti anni fa, verso il 1990, quando ho realizzato i primi modelli in ceramica modellata e dipinta a mano: semplici case di campagna, chiesette sulla cima di una collina, panorami nati dalla fantasia o ispirati da un ricordo o da una bella fotografia: quelli più riusciti li potete vedere nel sito Paesi e Poesie che realizzato nel 2005. La ceramica mi ha dato grandi soddisfazioni, sia nella fase di progettazione che in quelle di modellazione e di coloritura: è molto gratificante maneggiare "la creta", inciderla e plasmarla, dominarla e contenerla per descrivere i più piccoli particolari, evitare che si fessuri durante la prima cottura che ci permette di ottenere il cosiddetto biscotto; e poi ancora dipingerlo con i colori a polvere e immergerlo nella vetrina che gli conferisce un aspetto lattiginoso per affidarlo infine al fuoco purificatore della seconda cottura che compie l'ultima metamorfosi e ce lo restituisce colorato e sfavillante!

7. ALTRI CAMPI...

Vedi anche su WikipediA:
AAA
BBB
CCC


Qui siamo fuori da tutte le DIV!?